Senatore della Repubblica XVII Legislatura

Mozione n° 4 del 13/11/2000

In merito alla ventilata soppressione del posto di teleconduzione idroelettrica di Catanzaro

Il Consiglio regionale della Calabria

Premesso che




il decreto Bersani, com’è noto, ha introdotto il libero mercato della produzione di energia elettrica sul territorio nazionale prevedendo la cessione, da parte dell’Enel di una quota di energia prodotta (15000 Megawatt entro il 2002 ) a società interessate all’acquisto di impianti di produzione;

lo stesso decreto stabilisce che i criteri di cessione devono tenere conto della presenza, nei territori interessati, di piani industriali di sviluppo, mirare al mantenimento ed al potenziamento dei siti esistenti, e porre la necessaria attenzione alle ricadute occupazionali;

l’Enel ha, così, collocato sul mercato tre società di produzione: Eurogen, Elettrogen ed lnterpower alle quali ha ceduto il parco centrali da dismettere in base alla loro consistenza ed alla tipologia di produzione;

l’industria elettrica calabrese, con i suoi 3500 addetti, è la più importante “fabbrica di energia “ che opera nella Regione, producendo energia elettrica con esportazione di oltre i 3/4 della produzione totale;

ciononostante, fino ad oggi non ha avuto nessuna ricaduta occupazionale nell’indotto; anzi, nell’ultima ristrutturazione aziendale, avvenuta tre anni fa, questa Regione è stata pesantemente penalizzata in favore di Napoli subendo, letteralmente, lo “scippo” della Direzione idroelettrica del meridione che era stata, in un primo momento, assegnata a Catanzaro proprio per i requisiti posseduti dalla Calabria in termini di produzione idroelettrica, rispetto agli altri insediamenti produttivi del Mezzogiorno;

alla struttura di Catanzaro, privata così di sede direzionale, organizzazione e programmazione economico - produttiva, non rimane che accontentarsi di una provvisoria sede sussidiaria senza poteri decisionali ed alla totale dipendenza dalla Campania;

più tardi, con l’attuazione del decreto Bersani, i vertici dell’Enel decidono di dimezzare il numero delle centrali gestite dal posto di teleconduzione di Catanzaro scorporando da questo le centrali idroelettriche del Nucleo di Acri, affidandole alla conduzione a distanza del posto di Napoli (che rimane nella Società Enel Produzione) e cedendo alla società Elettrogen le centrali idroelettriche dei Nuclei di Catanzaro e Cotronei, compreso il Posto di teleconduzione di Catanzaro;

non a caso la società dell’Enel è ricaduta proprio sul Nucleo di Acri, che possiede gli impianti idroelettrici più efficienti, con il più elevato rendimento produttivo, strutturalmente più nuovi e con la fetta più consistente di gestione delle acque per usi irrigui e potabile sul territorio calabrese. Senza contare, poi, che unicamente gli impianti di Acri, rispetto a quelli di Cotronei e Catanzaro, hanno un ruolo strategico di vitale importanza nella tempestiva rialimentazione delle grandi reti elettriche nazionali, nell’eventualità di black out energetici di notevole estensione.

Ritenuto che




la Regione viene cosi privata della conduzione e della gestione di gran parte delle sue risorse idriche, sia sul piano di riproduzione dell’energia che su quello dell’uso plurimo delle acque;

Napoli, quindi, che in prima istanza era destinata a cedere, insieme alla Sicilia, i suoi impianti alla gestione di Catanzaro (per i quesiti già citati) ora si trova ad avere il controllo della quasi totalità del prodotto idrico ed elettrico del Meridione d’Italia, con tutti i privilegi di natura economica ed occupazionale che ne conseguono (una politica, questa dell’Enel che conferma il metodo della voluta emarginazione delle aree deboli del Mezzogiorno e della Calabria in particolare);

ciò che si contesta, comunque, non è affatto la politica generale delle privatizzazione e, nello specifico, l’inserimento del posto di telecomunicazione di Catanzaro e degli impianti di Catanzaro e Cotronei tra le strutture cedute al privato, bensì il fatto che l’Enel in Calabria ha, come si è detto prima, mantenuto per sé (trasferendola a Napoli) la gestione delle migliori centrali idroelettriche dal punto di vista dell’efficienza, della capacità di produzione, della grandezza degli invasi idrici e sulle quali, tra l’altro, era da poco stato effettuato (ironia della sorte) un consistente intervento finanziario di ammodernamento strutturale da parte della Regione Calabria (fondi Pop Calabria 1994/1999);

il “colpo di grazia” alla struttura idroelettrica calabrese, ed in particolare al posto di teleconduzione di Catanzaro, lo darà, se non si interviene in tempo, la stessa società Elettrogen (ancora controllata dall’Enel) che sta per stabilire un assetto definitivo delle sue proprietà: Elettrogen, infatti oltre al posto di teleconduzione di Catanzaro, ha pure rilevato un analogo posto di teleconduzione a Terni, con relativo parco di centrali idroelettriche. Inoltre, sempre in Umbria, Elettrogen ha pure collocato il Centro di Controllo sulla Produzione idroelettrica e Termoelettrica di tutti i suoi impianti

Chiede




All’amministratore delegato dell’Enel, dott. Franco Tatò e all’amministratore delegato Elettrogen, dott. Cannatelli

di potenziare il Posto di Teleconduzione Idroelettrico di Catanzaro, considerato all’avanguardia a livello Nazionale per struttura, professionalità e qualità del servizio ed intorno al quale prestano servizio oltre 200 lavoratori. Non ultima, per ottimizzare tale obiettivo, la possibilità che il posto di Teleconduzione Elettrogen di Catanzaro possa gestire le centrali idroelettriche di prossima costruzione o di riattivazione nel territorio calabrese (fondi stanziati in base alla delibera della Giunta regionale 10/08/96) rispetto alle poche che gli sono rimaste (per un totale di quasi 500 Megawatt di potenza installata, contro gli oltre 2000 Megawatt gestiti dal Posto di teleconduzione Enel di Napoli);

di evitare che il Posto di Teleconduzione Elettrogen della Calabria venga soppresso in favore di Terni, impedendo che questa Regione possa subire ulteriori saccheggi;

che, infine, una Commissione rappresentativa dei gruppi politici presenti nel Consiglio regionale della Calabria sia sentita prima che Enel ed Elettrogen definiscano programmi ed attività che determinano effetti irreversibili sull’occupazione e lo sviluppo della Calabria.

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