Senatore della Repubblica XVII Legislatura

Seduta n° 66 del 12/05/2003

Progetto di legge statutaria di iniziativa dei consiglieri Naccarato, Bova, Pezzimenti, recante: “Statuto della Regione Calabria”

Paolo NACCARATO, relatore

Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, onorevoli colleghi.

La proposta di nuovo Statuto che ho l’onore di presentare all’esame del Consiglio regionale è il risultato di un lungo ed appassionante lavoro della Commissione Autoriforma, desidero perciò ribadire in questa sede un sentito ringraziamento a tutti i colleghi che con il loro impegno, nell’interesse dell’intera Regione, hanno consentito di elaborare questa Carta costituzionale della Calabria.

Pochi dati statistici possono dare un’idea della mole di lavoro svolto: si sono tenute 35 sedute, per quasi 130 ore di lavoro, utilizzate anche per l’audizione delle diverse articolazioni della società calabrese. A ciò bisogna aggiungere innumerevoli riunioni di lavoro informali dell’Ufficio di Presidenza, di confronto con i rappresentanti delle altre Regioni d’Italia, con i consulenti e i dirigenti del Consiglio e la partecipazione a seminari di studio e a convegni regionali e nazionali.

Ci siamo confrontati con oltre quaranta delegazioni: degli enti locali, delle forze imprenditoriali e sindacali, dei rappresentanti di categoria, delle Confessioni religiose, delle associazioni di volontariato e di tutela di interessi diffusi, delle Università calabresi e del mondo della cultura; dagli ex Consiglieri regionali abbiamo avuto un contributo speciale; sono pervenute decine e decine di documenti, che sono stati esaminati attentamente ed utilizzati anche per proposte emendative.

C’è in tutti noi un motivo di legittimo orgoglio per avere fatto da apripista alle altre Regioni nella elaborazione dei nuovi Statuti. Una soddisfazione che riguarda l’intero Consiglio regionale. Non si tratta tanto di rimarcare l’essere arrivati per primi, quanto piuttosto di aver lavorato senza avere modelli di riferimento, avvalendosi delle qualificate professionalità interne al Consiglio regionale e di soli due, seppur qualificatissimi consulenti, il professor Beniamino Caravita di Toritto ed il professor Silvio Gambino. Oltre all’apporto altrettanto qualificato del consigliere Giuseppe Cogliandro, per conto del Presidente della Giunta e della Giunta regionale stessa. Anche a questi ultimi e alla struttura burocratica consiliare desidero ribadire in questa solenne occasione il più sentito ringraziamento.

L’attenzione che a livello nazionale è stata richiamata dal nostro lavoro è segno di un protagonismo positivo della Calabria che ora potrebbe trovare il suo definitivo suggello con l’approvazione del nuovo Statuto da parte del Consiglio regionale.

La proposta al nostro esame si caratterizza per la sua essenzialità, limitandosi a fissare princìpi rinviando alle leggi ordinarie ed ai regolamenti il loro svolgimento anche sotto il profilo procedimentale.

Tale scelta risponde ad un duplice obiettivo: da una parte evitare che la rigidità delle norme statutarie renda meno agevoli i necessari adattamenti in questa fase incerta delle trasformazioni dell’ordinamento della Repubblica e dall’altra consentire una lettura più immediatamente percepibile da parte di tutti i cittadini, evitando tecnicismi giuridici.

Fonte della presente proposta è ovviamente l’ordinamento costituzionale come novellato dalle Leggi costituzionali n. 1 del 1999 e n. 3 del 2001. Tuttavia, non si è trascurato di tenere conto del disegno di legge di attuazione del Titolo V° della Costituzione e delle ulteriori ipotesi di modifica del medesimo Titolo, e dunque ci sembra di poter assicurare che il testo sottoposto all’esame di questa Assise è insieme attuale e proiettato anche nel futuro.

Il progetto è strutturato in 12 titoli e 58 articoli.

Il Titolo I° reca i principi fondamentali ed il Titolo II° prevede le forme di partecipazione popolare.

Il Titolo III° all’art. 13 stabilisce gli organi della Regione e si suddivide in due capi: il primo riguardante il Consiglio regionale ed il secondo il Presidente e la Giunta regionale.

Il Titolo IV° riguarda i principi ispiratori del sistema elettorale.

Con il Titolo V° si dettano le norme sui procedimenti legislativi e regolamentari regionali, mentre con il Titolo VI° si disciplinano i rapporti della Regione con gli Enti Locali.

L’ordinamento amministrativo e quello finanziario-contabile sono rispettivamente stabiliti al Titolo VII° e al Titolo VIII°.

Il Titolo IX° riguarda le attività economiche regionali.

Il X° Titolo istituisce gli strumenti di garanzia, mentre il Titolo XI° stabilisce le norme per la revisione dello Statuto ed infine il Titolo XII° riporta le norme transitorie e finali.

Nella presente proposta di Statuto si insiste, innanzitutto, sul concetto di autonomia della Regione nell’unità della Repubblica e nell’ambito dell’Unione Europea.

Elemento costitutivo della Regione non è soltanto il territorio, ma sono anche e soprattutto le comunità residenti nei comuni e nelle province calabresi. Tale scelta non è un fatto terminologico, ma intende indicare fin dai primi articoli la centralità dei cittadini e soprattutto delle collettività calabresi nella gestione della Regione, una centralità ripresa anche dall’aver collocato già al Titolo II° gli strumenti di partecipazione popolare e dal ruolo decisivo conferito agli enti locali.

E’ sembrato giusto, in tale contesto, confermare l’attuale dislocazione delle sedi istituzionali della Regione.

Nell’individuare finalità ed obiettivi si è cercato di utilizzare un linguaggio sintetico che esprima concretamente i principi senza dilungarsi in specificazioni, che avrebbero appesantito il testo, o in richiami alle singole materie di competenza regionale.

Tra gli elementi di novità sugli obiettivi generali, riportati nell’articolo 2, si citano: il riconoscimento dei diritti delle fasce deboli della popolazione al superamento delle cause che determinano disuguaglianza e disagio; il sostegno della famiglia; la promozione della parità tra uomini e donne nella vita sociale e politica; l’attuazione equilibrata del principio di sussidiarietà; la promozione di un sistema di istruzione e formazione, integrativo di quello ordinario e da considerare strategico per il futuro della Calabria, volto ad assicurare ai calabresi opportunità di crescita tali da consentire loro reale parità nel contesto nazionale ed europeo.

La realizzazione di un sistema integrato di servizi per tutti i cittadini, e particolarmente per le persone che vivono situazioni di disagio, favorendo l’associazionismo e le attività di volontariato. Il pieno rispetto dei diritti della persona umana e l’effettivo godimento dei diritti sociali degli immigrati; la partecipazione popolare anche per il controllo dell’azione dei poteri pubblici; la programmazione e la concertazione dell’attività economica pubblica e privata. La tutela e la valorizzazione delle minoranze etniche, linguistiche e religiose della Regione, ivi compresa la minoranza rom; il legame con i calabresi nel mondo; la salvaguardia e la valorizzazione delle tradizioni popolari calabresi.

Inoltre, con l’articolo 3, è prevista la possibilità di stabilire particolari rapporti di collaborazione con le Nazioni prospicienti il Mediterraneo, alla cui prospettiva si annette una speciale importanza per le grandi opportunità che ne possono conseguire.

Si è già sottolineata la centralità che la proposta in discussione attribuisce alla partecipazione popolare. Nel Titolo II°, sia pure in linea generale, si trovano gli strumenti concreti di tale partecipazione: dalla disponibilità di servizi e strutture regionali alla trasparenza degli atti regionali, dal diritto all’informazione ed alla partecipazione al procedimento amministrativo, ai metodi di controllo dell’azione amministrativa, dal referendum abrogativo a quello consultivo, all’iniziativa legislativa.

E’ prevista, inoltre, l’istituzione all’articolo 6 del difensore civico e all’articolo 7 della Commissione per le pari opportunità, organismi che trovano così dignità statutaria.

Organi della Regione sono in primo luogo quelli espressamente previsti dalla Costituzione (Consiglio regionale, Presidente della Giunta e Giunta regionale), nonché, per l’esercizio delle funzioni loro attribuite dallo Statuto e dalla legge, il Presidente e l’Ufficio di Presidenza dell’Assemblea.

E’ evidente che per questi ultimi si tratta di un ruolo limitato all’esercizio delle funzioni relative all’autonomia contabile e funzionale dell’Assemblea oppure a quelle funzioni che le leggi statali e regionali attribuiscono al Presidente e all’Ufficio di Presidenza allorquando essi agiscono in sostituzione dell’Assemblea o di altri organismi.

La composizione dell’Assemblea è stata portata complessivamente a 60 membri, compresi il Presidente e il Vicepresidente della Giunta regionale. L’originaria proposta di prevedere un consigliere eletto tra i calabresi all’estero non è stata accolta non perché non si sia apprezzato, peraltro in maniera unanime, il suo valore politico e sociale, ma per aver verificato, alla luce della legge relativa all’elezione di analoga rappresentanza in Parlamento, le enormi ed onerose difficoltà per rendere concreta l’attuazione della norma stessa.

Il numero di sessanta Consiglieri, al di là delle posizioni preconcette e della facile demagogia, è innanzitutto proporzionalmente corrispondente se non inferiore a quello di altre assemblee legislative regionali in Europa, ed è finalizzato a garantire una migliore funzionalità del Consiglio regionale nel quadro dei compiti ad esso assegnati dal nuovo Statuto; peraltro, è in certa misura inferiore all’orientamento che stanno assumendo ormai tutte le Regioni d’Italia che attestano un aumento medio dei seggi in Consiglio regionale almeno di 20 unità.

Si pensi, peraltro, al notevole aumento delle competenze legislative esclusive della Regione ai sensi della Legge costituzionale n. 3 del 2001, al fatto che le Commissioni permanenti saranno quanto meno cinque, di cui una per i rapporti con l’Unione Europea, al potenziamento delle funzioni di controllo, nonché alla norma di cui all’articolo 34 con la quale si stabilisce che otto o dieci componenti della Giunta sono anche consiglieri regionali i quali, tuttavia, non potranno far parte delle Commissioni.

L’approccio che si è inteso dare alla questione è dunque di natura funzionale e, al di là di quanto stabilirà in maniera definitiva l’Assemblea, è confermata l’esigenza di valutare approfonditamente le implicazioni concrete di tale decisione non tanto nel momento contingente quanto nel futuro. E tale considerazione ha valore per tutti gli istituti disciplinati dallo Statuto.

Con l’articolo 15 vengono esaltati il ruolo e le funzioni del Consiglio regionale senza tuttavia mettere in discussione il principio generale della distinzione tra le competenze dello stesso Consiglio e quelle della Giunta e del suo Presidente.

Il Consiglio, tra l’altro, approva il programma di governo per la legislatura e i relativi aggiornamenti nonché il documento di programmazione economico-finanziaria presentato dalla Giunta regionale.

Sono state significativamente rafforzate le funzioni conoscitive e di controllo, riconoscendo un ruolo specifico alle opposizioni.

Se si legge l’articolo 15 in comparazione con le disposizioni concernenti le attribuzioni del Presidente della Giunta e della stessa Giunta, emerge un disegno di forte equilibrio tra le funzioni, ferme restando le responsabilità di ciascun organo.

Il Presidente del Consiglio regionale è eletto con la maggioranza qualificata dei due terzi dei componenti nei primi due scrutini, mentre nel terzo è sufficiente la maggioranza assoluta. Per i Vicepresidenti ed i Segretari-Questori si procede con voto limitato in modo da garantire la rappresentanza delle minoranze.

Per quanto attiene alle funzioni, la presente proposta si limita ad indicare quelle essenziali rinviando ai Regolamenti interni la loro specificazione e le procedure del loro esercizio.

Essenziali, ma importanti, le norme sull’autonomia contabile e funzionale dell’Assemblea, con le quali si ribadisce un principio già presente nell’ordinamento e si precisano le modalità per l’approvazione dei bilanci, le cui procedure sono tuttavia rinviate ai Regolamenti interni.

I gruppi consiliari. E’ in assoluto l’unico articolo sul quale in Commissione non si è raggiunta una significativa convergenza fra le forze politiche, tant’è che alcuni gruppi si sono riservati anche su questo punto di presentare in Aula emendamenti al testo.

Mi rendo conto che è un punto molto delicato perché, se è fuori discussione l’esigenza di razionalizzare e contenere il numero dei gruppi anche per rendere più agevoli i lavori dell’Assemblea, specie nelle Commissioni, è altrettanto legittimo porsi la questione di come assicurare visibilità ed autonomia ai rappresentanti in Consiglio di quelle forze politiche che hanno ricevuto il necessario consenso elettorale.

Peraltro, la delicatezza della questione deriva anche dalla sua inclusione nello Statuto, in quanto la materia è più di natura regolamentare che statutaria. Per questo si confida nella saggezza dell’intera Assemblea per trovare una soluzione equilibrata e il più largamente condivisa.

Tre sono le principali innovazioni introdotte dalla presente proposta nell’ordinamento delle Commissioni permanenti. La prima: la previsione che le Commissioni permanenti possano avere funzioni redigenti nel procedimento legislativo. La seconda: il rafforzamento delle funzioni conoscitive e di sindacato ispettivo, anche mediante la possibilità di convocare il Presidente della Giunta, gli assessori o i titolari degli uffici per avere chiarimenti sulle pratiche soggette a loro esame. La terza: la previsione specifica di poter costituire Commissioni d’inchiesta la cui Presidenza è riservata al consigliere regionale appartenente all’opposizione.

Come è noto, colleghi, la forma di governo è stata la questione più controversa e che ha un po’ dilatato i tempi del lavoro in Commissione.

Ma l’averci messo qualche settimana in più anche grazie al contributo positivo dato dal Presidente della Giunta Chiaravalloti, è stato utile per giungere ad una soluzione che giudico originale e che potrà essere in qualche misura anche seguita, anzi mi risulta che è già oggetto di particolare attenzione in altre Regioni d’Italia.

La proposta che ora viene portata all’esame dell’Assemblea, è stata assunta quasi all’unanimità ed in estrema sintesi prevede l’indicazione al corpo elettorale del Presidente e del Vicepresidente della Giunta, i quali sono nominati dal Consiglio regionale nella sua prima seduta sulla base dell’investitura popolare e previa approvazione del programma di governo. La mancata nomina comporta lo scioglimento del Consiglio regionale.

Nel caso di dimissioni volontarie non dovute alla votazione di sfiducia o al voto negativo sulla questione di fiducia, nel caso di incompatibilità sopravvenuta, impedimento permanente o morte del Presidente, subentra il Vicepresidente. Nell’ipotesi in cui inopinatamente tali casi si ripetano con il Presidente subentrato, si verificherebbe lo scioglimento del Consiglio.

E’ pertanto integralmente tutelata la scelta dell’elettorato: in nessun caso chi non abbia ottenuto l’investitura popolare potrà divenire Presidente della Giunta. Nel contempo, almeno per una volta, si è evitato che motivi di natura strettamente personale del Presidente della Giunta o negativi eventi naturali o del caso possano interrompere traumaticamente una legislatura, non consentendo così alla maggioranza uscita vincitrice dalle elezioni di portare in qualche misura a compimento il programma elettorale sul quale si è espresso il corpo elettorale.

La Giunta regionale sarà composta, oltre che dal Presidente e dal Vicepresidente, da un numero di assessori non inferiore a otto e non superiore a dieci, tra i quali due possono non essere componenti del Consiglio regionale, con l’unica limitazione che siano cittadini in possesso dei requisiti di eleggibilità e di compatibilità alla carica di consigliere regionale.

Gli articoli 33, 35 ed il 42, sull’esercizio della potestà regolamentare, definiscono con puntualità le competenze del Presidente e della Giunta regionale, completando il disegno già prefigurato all’articolo 15, relativo alle funzioni del Consiglio, sull’organizzazione dell’intera Regione.

L’articolo 36, di notevole importanza, definisce i casi e le modalità per la presentazione di una mozione di sfiducia nei confronti del Presidente della Giunta e nello stesso tempo riconosce a quest’ultimo la prerogativa di porre la questione di fiducia su atti e questioni di fondamentale importanza.

Sia nel caso che si approvi la mozione di sfiducia, sia nel caso in cui venga respinta a maggioranza assoluta la questione di fiducia posta dal Presidente, il Consiglio regionale verrebbe sciolto.

Infine, è possibile la censura al singolo assessore.

La presente proposta rinvia alla legge la disciplina del sistema elettorale, limitandosi a fissare alcuni princìpi ai quali tale legge dovrà uniformarsi: sistema di elezione su base proporzionale con voto di preferenza e premio di maggioranza, in grado di garantire la stabilità di governo e la rappresentanza delle minoranze; la rappresentanza in Consiglio di ciascuna Provincia; la promozione della parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive.

L’altro giorno ho partecipato a Roma ad un convegno organizzato dalle donne ed ho avuto il piacere di ascoltare una delle relatrici che indicavano la nostra Regione come una delle Regioni all’avanguardia nel tentativo di mettere un po’ riparo a questo ritardo.

Per quanto riguarda l’iniziativa legislativa, un elemento di novità è rappresentato dalla previsione che tale facoltà è conferita anche al Consiglio delle autonomie locali, riaffermando in tal modo la centralità degli enti locali e valorizzando le funzioni di questo organo.

È, altresì, prevista la decadenza dei progetti di legge con la fine della legislatura, contrariamente a quanto stabilisce l’attuale norma statutaria che ha provocato notevoli difficoltà nell’esperienza concreta. Vengono tuttavia salvaguardati i progetti di legge d’iniziativa popolare.

Particolare attenzione è data al rapporto tra Regione e disciplina comunitaria, salvaguardando il ruolo dell’Assemblea regionale nella definizione degli affari comunitari.

Di particolare rilievo, infine, la possibilità di redigere testi unici, sia legislativi che regolamentari, disciplinandone le procedure.

Quello dei rapporti con gli Enti locali è un Titolo della presente proposta che più di altri presenta una impostazione complessivamente e profondamente diversa da quella attuale. E non poteva essere diversamente, attese le numerose e radicali innovazioni introdotte nell’ordinamento dalle leggi di riforma delle autonomie locali e l’attenzione che al ruolo degli enti locali dà l’intera proposta di Statuto.

In particolare, si sottolinea: l’obbligo in capo alla Regione del conferimento delle funzioni, provvedendo altresì al loro finanziamento; la partecipazione degli Enti locali all’attività legislativa ed amministrativa regionale come elemento di collaborazione e complementarietà e non più come mero interesse all’intervento nel procedimento; il rispetto dell’autonomia gestionale degli enti locali; la programmazione negoziata degli interventi.

Di notevole importanza a tali fini è il Consiglio delle autonomie locali, il quale, come si è detto, a maggioranza assoluta dei componenti, è anche titolare dell’iniziativa legislativa.

L’ordinamento amministrativo si basa essenzialmente sulla riforma complessiva della pubblica amministrazione, conferendo agli organi politici i poteri di indirizzo e controllo e ai dirigenti i compiti di gestione amministrativa, finanziaria e tecnica, rinviando le relative procedure all’adozione di appositi regolamenti.

Viene altresì stabilito, nella presente proposta, l’obbligo di ispirarsi a criteri di flessibilità, funzionalità ed operatività e di prevedere un sistema di controlli interni successivi.

Di notevole rilievo è la previsione che gli incarichi dirigenziali devono essere formalmente conferiti entro 60 giorni dall’insediamento degli organi politici.

Gli articoli riguardanti le finanze, il bilancio, il rendiconto generale della Regioni sono molto essenziali e ricalcano il dettato costituzionale. Di rilievo è la previsione che il rendiconto generale sia accompagnato da una relazione della Giunta sullo stato di attuazione della programmazione economico-sociale della Regione, dei piani settoriali e dei singoli progetti concernenti servizi ed opere della Regione, con l’indicazione dei costi e dei risultati finanziari ed operativi.

Particolarmente innovativo è inoltre il titolo sui soggetti privati, enti, aziende e società regionali che punta decisamente, nell’ambito della sussidiarietà, alla valorizzazione dell’apporto dei soggetti privati allo sviluppo della Regione. Per perseguire questo obiettivo la Regione orienta la sua azione evitando il ricorso a forme gestionali di tipo pubblico e si pone l’obiettivo programmatico di riservarsi, nell’ambito della produzione di beni e servizi, solo un ruolo di indirizzo generale.

In tale prospettiva, si prevede una programmata dismissione degli enti ed aziende esistenti, pur salvaguardando i diritti del personale, e si prescrive una maggioranza di due terzi dei consiglieri regionali per l’istituzione di nuovi enti, aziende e società regionali.

Ulteriori elementi di novità sono da rinvenirsi nella valorizzazione del concorso delle autonomie funzionali all’attività della Regione e degli enti locali, mentre si ribadisce il ruolo positivo della cooperazione ai fini dello sviluppo economico-sociale della Regione.

Infine, l’istituzione del Consiglio regionale dell’economia e del lavoro, sollecitata anche da tutte le parti sociali, quale organismo di consulenza, studio e ricerca della Regione, completa un quadro di riforma dell’intervento regionale nell’economia che certamente contribuirà al complessivo sviluppo e rilancio della nostra Regione.

Un novità assoluta è la Consulta statutaria, una novità nell’ordinamento regionale disegnato dalla presente proposta. Un organo di consulenza e garanzia chiamato ad esprimersi sull’applicazione e dell’interpretazione delle norme statutarie.

Sulla revisione dello Statuto oltre a stabilire le procedure per la revisione dello Statuto, la proposta si preoccupa di ribadire quanto previsto dalla legge costituzionale n. 1 del 1999 in ordine all’eventuale referendum popolare sullo Statuto, per il quale la Regione, su proposta della stessa Commissione Riforme, ha già disciplinato le procedure con la legge regionale 10 dicembre 2001, n. 35.

Onorevoli colleghi, desidero ribadire, a conclusione di questa relazione, alcuni elementi a mio avviso di notevole importanza per la discussione sulla proposta di nuovo Statuto regionale.

La Commissione Riforme, composta da 25 consiglieri su 43, ha approvato il testo finale nel suo complesso quasi all’unanimità, con tre sole astensioni in parte motivate come tecniche dagli stessi Consiglieri che le hanno espresse.

Anche sui singoli articoli le convergenze politiche sono state spesso unanimi, e solo su pochissimi di essi si sono registrati significativi dissensi pur senza rinunciare da parte di alcuno a sostenere fino in fondo le proprie ragioni e quelle della propria parte politica.

Il testo che viene sottoposto all’esame del Consiglio è frutto anche di una larghissima partecipazione delle diverse componenti della società civile calabrese, tanto che l’originaria proposta organica del settembre 2001 - che io presentai insieme ai colleghi Bova e Pezzimenti che voglio ringraziare anche qui pubblicamente - risulta fortemente rivista ed integrata anche alla luce dei contributi di notevole interesse apportati proprio da tali componenti, anche se ovviamente non tutte le proposte sono state accolte.

La Commissione ha così votato nel corso dei mesi centinaia di emendamenti proposti da tutte le forze politiche. Moltissimi di essi sono stati approvati e quindi recepiti nel testo oggi al nostro esame, indipendentemente dall’appartenenza politica del proponente.

Ritengo, cari colleghi, che la Commissione abbia fatto complessivamente un egregio lavoro, adempiendo con solerzia al mandato conferitole dal Consiglio regionale.

Ecco perché esprimo la fiducia che il Consiglio, con gli ulteriori miglioramenti che riterrà opportuno inserire, potrà determinarsi positivamente sul testo proposto, raggiungendo un obiettivo di portata storica per la nostra Regione e per tutti i calabresi.

Credo che in questo momento ci siano tutte le condizioni per poter affermare che voltiamo definitivamente pagina e che possiamo guardare al futuro con più ottimismo. Infatti le nuove regole potranno liberare più energie e dare nuova linfa e vitalità alle istituzioni contribuendo a vincere incrostazioni, cattive abitudini che troppe volte hanno caratterizzato la vita politica e amministrativa.

Insomma, penso che stiamo scrivendo una pagina nobile della storia democratica recente.

E qui onorevoli colleghi, voglio rivolgere un pensiero particolarmente grado e credo di farlo a nome di tutti voi a colui che già nel 1971 siedeva su questi banchi e che testimonia concretamente una continuità fra l’esperienza statutaria del 1971 e quella odierna e che è stato per noi, appunto, nella sua veste di membro della Commissione prezioso consigliere e un apporto particolarmente appassionato, il collega Torchia, al quale appunto voglio rivolgere un pensiero grato.

Onorevole Presidente e onorevoli colleghi, quella che è oggi al nostro esame è una Carta costituzionale regionale che crediamo esser proiettata nel futuro, che non deve essere valutata né alla stregua di una legge ordinaria né con i parametri della contingenza politica, in uno spirito positivo che possa aiutare la nostra regione ad una crescita reale, ad una svolta; che dia ad ogni cittadino nuove certezze ed un quadro di riferimento normativo più netto e più chiaro, migliorando anche da questo punto di vista la qualità della vita di ciascuno.

Mi auguro davvero che grazie al concorso estremamente responsabile della coalizione di centro-destra e della coalizione di centro-sinistra – presenti in Consiglio regionale - in Calabria potremo tutti esser fieri di aver dato un esempio di alta maturità democratica per esser riusciti a gettare davvero le basi per una discontinuità rispetto al passato e conseguire più marcati successi verso quell’esigenza di efficienza, di efficacia, di trasparenza e di modernità che la Calabria attende da tanto tempo. Ed insieme a ciò, signor Presidente del Consiglio, avere contribuito a dare un nuovo impulso ad una “pacifica rivoluzione” culturale, politica, sociale, economica che possa scuotere le coscienze e aiutare umilmente la nostra Regione a fare un definitivo salto di qualità per competere con maggior successo con le grandi sfide che la società di oggi pone a tutti.

Nel 1971 – ho terminato – fu approvato il precedente Statuto. Il Presidente del Consiglio era Mario Casalinuovo e il Presidente della Giunta era Antonio Guarisci.

Dopo 32 anni inizia una pagina nuova con la speranza di aver prodotto un risultato, speriamo davvero colleghi, di poter valere per altrettanti 32 anni. Grazie.

NEWS-COMUNICATI

12/12/2017
“In questa convulsa fase pre-elettorale Rinascimento, di Vittorio Sgarbi e Giulio Tremonti, rappresenta un brand innovativo e di grande ...
leggi tutto

19/11/2017
L’ex cossighiano Paolo Naccarato spiega e svela progetti, ambizioni, curiosità e screzi sui due politici che alle prossime elezioni si ...
leggi tutto

fiumefreddo bruzio

Fiumefreddo Bruzio

link utili

attività legislative