Senatore della Repubblica XVII Legislatura

Seduta n° 74 del 31/07/2003

Statuto della Regione Calabria – Seconda lettura

Paolo NACCARATO, relatore

Ho sentito il dovere di prendere brevemente la parola e sarò davvero europeo.

Sono stupito delle considerazioni che ho sentito da alcuni colleghi, oggi, in quest’Aula, perché mi sono semplicemente avvalso di una facoltà che è consolidata nella prassi parlamentare, ovunque, di tutte le democrazie – e mi stupisco, in particolare, dell’onorevole Fava che queste regole le conosce molto meglio di me – rimettendomi per intero alla relazione che è attualissima, pur senza nulla voler togliere alla sovranità dell’Aula – ci mancherebbe altro – che, del resto, si appresta ad esaminare oltre 1.200 emendamenti e che, nella sua sovranità, potrà respingere o approvare, per come è giusto che sia.

Vedete, però ho qualche perplessità – e ve lo voglio dire con franchezza – rispetto ad alcune considerazioni.

La prima – e sarò schematico – è questa: onorevole Guagliardi, io credo – glielo dico con grande rispetto – che la risposta migliore che oggi possiamo dare a quel senso di inutilità che lei manifestava rispetto a tutti, a questo senso di disagio che talvolta ci assale, eccetera, forse risiede proprio nel fatto di dotare la Calabria di regole più moderne, che noi speriamo essere anche più efficaci e più efficienti rispetto a quelle ancora in vigore, che sono naturalmente apparse a tutti obsolete e superate. Questo credo che, responsabilmente, sia un adempimento dal quale un’Assemblea rappresentativa, la massima Assemblea rappresentativa democratica della Calabria non si può sottrarre.

Del resto, sono anche stupito perché oggi si propongono – Presidente, lo dico in particolare a lei – e si motivano, soprattutto nell’intervento dell’onorevole Tripodi, emendamenti con toni apocalittici, addirittura di insidia alla democrazia, quando quegli articoli sono stati ampiamente dibattuti in Commissione e sono passati con il voto favorevole dell’onorevole Tripodi.

Allora mi chiedo che cosa è intervenuto in questi sessanta giorni e, vivaddio, per fortuna che sono solo sessanta giorni, perché di questo passo non so dove saremmo finiti!

Non voglio parlare della forma di governo, Nuccio: in solitudine, io proposi il sistema tedesco, lo feci pubblicamente, me ne diede atto solo il professor Gambino che è qui presente e che può testimoniare. Quando lo feci – secondo me quello era un sistema più rispondente anche alle nostre tradizioni – non trovai il sostegno da parte di nessuno, lo feci con un articolo su un quotidiano calabrese che è qui presente in Aula e che anch’esso può testimoniare. Non trovai il sostegno di nessuno e nessuna voce intervenne a favore e a sostenere questa tesi.

Oggi non siamo in presenza di un basso compromesso, ma di un’alta mediazione, l’unica possibile, a mio giudizio, e non solo a mio giudizio, caro onorevole Fava, ma a giudizio del 95-96-97 per cento dell’opinione di questa rispettabilissima Aula.

Ecco perché mi sento con la coscienza a posto, non ho voluto assolutamente mancare di rispetto a quest’Aula non tenendo una relazione introduttiva, l’ho trovata sicuramente non consona a tutto il lavoro fatto.

Concludo, dicendo che noi abbiamo davanti ancora una serie di appuntamenti decisivi per l’opportunità di dare una spinta forte al processo di crescita democratica nella nostra regione, dobbiamo fare il Regolamento, dobbiamo fare la legge elettorale ed io credo che debba continuare questo lavoro con quello spirito e con quel concorso che già c’è stato in Commissione e che anche i gruppi dei Comunisti italiani e di Rifondazione comunista, spero, mi auguro, vorranno riconfermare perché hanno dato un contributo importante al lavoro che si è svolto in Commissione, appassionato, rispettato da tutti i colleghi che, francamente, vi debbo dire, mi stupisco per i toni che ho iniziato a sentire oggi in quest’Aula.

Ma voglio dirvi, nell’eventuale referendum che si andrà a celebrare sullo Statuto, che ai vostri toni, soprattutto se caratterizzati da quelli che ho sentito oggi in Aula, per quel che può contare, replicherò sostenendo che non condivido nulla delle cose che sostenete, ma che io mi batterò sempre e continuerò a farlo anche nei prossimi passaggi istituzionali perché voi lo possiate liberamente fare.

Paolo NACCARATO, relatore

Presidente, colleghi, debbo riconoscere che ci sono degli elementi di verità nelle cose che si sono qui dette. Voglio ricordare a tutti i colleghi che nella scorsa lettura, a fronte di una disponibilità reale, vera, non fittizia, il relatore, sulla base degli emendamenti proposti dall’onorevole Tripodi prima, dall’onorevole Guagliardi e, se non vado errato, anche dall’onorevole Torchia, chiese di accantonare questo preambolo, riservandosi nel corso della seduta di tentare di formulare una proposta che potesse raccogliere il più largo consenso dell’Aula.

Il relatore fece questo lavoro nel corso di quella seduta e giunse alla formulazione di un testo che fu sottoposto informalmente, ma che, purtroppo, non raccolse un consenso ampio da parte delle forze politiche. Fu per questo motivo – se non ricordo male – che non passò, alla fine, questa proposta e non fu sottoposta al voto, ma non perché ci fossero grandi questioni di merito che ci potevano dividere, erano più questioni forse lessicali, la sostanza era ampiamente condivisa, ma insieme a questo c’era anche la perplessità che è stata manifestata, e di cui faceva cenno prima l’onorevole Bova, dell’opportunità o meno che le Costituzioni si caratterizzino con un preambolo, quando poi l’articolo 2 è già di per sé il preambolo che fissa i princìpi di riferimento.

Tuttavia, poiché – ripeto – non c’è una questione dirimente su questo, chiedo al Presidente se può sospendere un minuto in Aula per una consultazione dei capigruppo, per vedere se su questo punto possiamo trovare una intesa.

Paolo NACCARATO, relatore

A completamento del parere che avevo dato, purtroppo devo registrare anche questa mattina che non c’è una disponibilità a venirsi incontro e quindi il testo che anche è agli atti, che era di superamento e che poteva essere votato almeno come ordine del giorno in maniera bipartisan, non ha raggiunto neanche in questa occasione un consenso più largo. Quindi invito a ritirare il preambolo, altrimenti il parere è negativo.

PRESIDENTE

Onorevole Tripodi, visto che non c’è un accordo, l’onorevole Naccarato l’aveva invitata a ritirare questo emendamento.

(Interruzione dell’onorevole Tripodi M.)

Continua a insistere sul voto per appello nominale. Prego, onorevole Vilasi, faccia la chiama.

Gesuele VILASI, Segretario f.f.

Fa la chiama.

PRESIDENTE

Comunico l’esito della votazione: presenti e votanti, 31; hanno risposto sì 9, hanno risposto no 22.

(E’ respinto)

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