Senatore della Repubblica XVII Legislatura

fiumefreddo bruzio

un paese di impareggiabile bellezza
di paolo naccarato

Grazie al lavoro del Prof. Franco Del Buono studioso illustre e apprezzato, senza alcuna tentazione campanilistica, mi piace richiamare l’attenzione dei lettori di “Calabria” sulle straordinarie potenzialità storico - turistiche di quello splendido paese che è Fiumefreddo Bruzio, che merita certamente una maggiore attenzione da parte della autorità, affinché possa attraverso interventi mirati, essere restituito agli antichi splendori. Infatti, Fiumefreddo, l’«oppidum nobile» - nella prima metà del ‘500 – per lo storico Gabriele Barrio, è un borgo medievale che scandisce il ritmo di una civiltà millenaria, riscontrabile nella valenza storica degli esiti architettonici. E sorprendenti sono le attrattive delle bellezze naturali culminanti nel godimento dei tanti vertiginosi, stupendi panorami, godibili dall’altitudine dei 220 m. del suo sito, tagliato verticalmente al piano spiaggia del Tirreno cosentino.

Un paese impareggiabile bellezza, Fiumefreddo, a dire degli Inglesi, tutt’altro adusi ad esagerare nei giudizi. E non avevano torto, gli Inglesi, se più tardi, negli ani settanta, il grande artista siciliano, Salvatore Fiume, lo elesse a sua residenza estiva, subendone il fascino al punto da esprimersi in geniali esiti pittorici nel Castello, nella Chiesa di San Rocco, e in due terrazze sul mare: la Torretta e la Rupe.

Ricca è la sua tipologia medievale. Tra macerie ed opere ancora esistenti, sorte dal Mille al Settecento, sintesi di storia ed arte sono: il castello, i resti della cinta muraria con le sue porte, le torri di guardia sparse sulle colline e sulla costa, le numerose chiese ed i loro portali, le diverse dimore signorili.

L’avido sguardo del sensibile visitatore, che acceda al centro storico dalla porta principale, quella d’Oriente, è immediatamente catturato da due distinte monumentali che segnano in prevalenza i contorni della Piazza del Popolo: la chiesa matrice di San Michele Arcangelo, a destra, e il Palazzo Gaudiosi, a sinistra, con il suo loggiato. La chiesa risalente alla prima metà del ‘500, fu ampliata nel 1618, e vi fu trasferita la sede arcipretale sotto il titolo di Santa Maria con gli annessi benefici.

L’edificazione del palazzo, recante sull’arco del portale lo stemma gentilizio dei Gaudiosi, è databile, invece, alla prima metà del ‘300, subendo poi ampliamenti, quando questa famiglia – di nobile origine francese – consolidò il suo ruolo sociale.

Ma il più significativo e rappresentativo palazzo è localizzato nel cuore del centro storico, con il suo profilo sud che orla parte della piazza principale, oggi Vittorio Veneto. E’ il palazzo dei Carelli – Pignatelli – di fattura cinquecentesca, sebbene di essi si registri la presenza a Fiumefreddo sin dal 1390. Dirimpetto al suo prospetto sud – ovest è l’altro palazzo seicentesco dei signori De Morelli.

Prima che la torretta sopra al suo incanto, ecco ergersi altre due chiese interessanti: la più antica è quella dell’Addolorata o di Santa Maria della Torretta con la sua torre campanaria, già matrice, eretta da quel nucleo di sopravvissuti alla distruzione – ad opera dei Saraceni - del preesistente nucleo urbano posto in contrada Cutura. Un edificio sacro, questo, in totale abbandono da più decenni, per cui necessita di un’attento restauro che ne recuperi gli affreschi, ormai appena distinguibili, mentre pure in pessimo stato versano i sedili della congrega dell’Addolorata.

L’altra chiesa (unica di fattura tardo barocca) è quella di San Francesco di Paola, edificata nei primi del Settecento, a motivo che i feudatari di Fiumefreddo avevano assistito ad un momento di estasi del Beato Nicola Saggio di Longobardi, in visita al castello a questuare per l’edificazione del convento del suo paese. Chiesa, questa, da più anni chiusa al culto perché pericolante, e richiude quindi, un urgente intervento anche a salvaguardia sì tutti le opera d’arte, in via di deterioramento, non meno che del sepolcro di uno dei feudatari del luogo, chiusa da una lastra di marmo recante inciso lo stemma della casata, come anche l’altare privilegiato del pittore Giuseppe Pasqualetti del luogo, il “Cavaliere della Pittura”, che vi ebbe sepoltura.

Nel largo Pasqualetti, oltre al palazzo dell’estinta famiglia dell’artista, ed ai palazzi delle famiglie Del Bianco e Del Buono, sorge la chiesa di Santa Chiara, già annessa al congiunto monastero delle clarisse, soppresso nel 1810, e posseduto dai signori Zupi.

Delizioso è lo spiazzo della Rupe, al limite del quartiere Porta del Mare, a ridosso della quale s’eleva la chiesa di San Rocco, a pianta esagonale, sorta nel ‘700 sulla preesistente torre saracena, dopo che il Santo operò prodigi in occasione di un’emergenza pestifera: nella cupola il Maestro Fiume dipinse le scene della peste, quella insorta nel ‘300: «Il morbo di Fiumefreddo».

Altri palazzi si ammirano risalendo il quartiere Tramontana: Lazzarone, Santanna, Morelli, de Ponzo, mentre nel quartiere Mazza, già Carelli, spicca l’altro della famiglia Zupi, un tempo separato dal castello da un recinto in pietra.

Giova ricordare che il castello nacque come torre normanna al tempo di Roberto il Guistardo; torre che fu inglobata dalla nuova edificazione sotto Federico II di Svevia, alla quale seguirono altri cosiddetti interventi quando si consolidò il dominio degli Angioini, ma, a parte altri ampliamenti operati nel ‘500, la definitiva ristrutturazione avvenne nell’ultima decade del ‘600, da parte di Geronimo d’Alarcon de Mendoza, settimo marche della Valle e di Rende e settimo barone di Fiumefreddo. Il maniero subì la distruzione nel febbraio 1807, dopo che avvenne al resa del presidio borbonico all’esercito napoleonico del generale Reynier. Non meno fascinoso è lo spiazzo del quartiere di Santa Domenica, con i resti dell’antica porta conducente allo Scaro, tratto di spiaggia già sede di fiorente marineria ed approdo dei traffici marittimi. Extra moenia, a piena vista dal castello, fa piena vista dal castello, fa piena mostra di sé la chiesa di San Francesco D’Assisi, risalente al XIII secolo, quando il regno di Napoli fu pervaso dallo slancio costruttivo sostenuto dall’attivismo religioso degli Angoini, alla quale si collegò Giovanni de Flenis, barone di Fiumefreddo. Da un punto di vista artistico la chiesa si colloca, nel suo originario sistema costruttivo, tra i pochi tesori monumentali della Calabria. Intatto si ammira il portale ovigale con le sue tre colonne del gotico maturo. Nel 1806, intervenuta l’occupazione napoleonica, la chiesa fu adibita al ricovero di quelle truppe, restandovi poi soppresso il culto. Nel 1842 fu adibita a Camposanto provvisorio. Nel 1908 fu riattata ed aperta al culto della Vergine del Carmelo. L’annesso convento, invece, venduto a privati cittadini nel 1814, andò definitivamente distrutto.

Poi di gran pregio di tutta la Calabria, è il complesso architettonico della gloriosa abbazia florenze di fonte Laurato, che si incontra a due chilometri dal centro abitato. A riedificarla fu nella prima decade del 1200, Simone de Mamistra, barone di Fiumefreddo e Giustiziere di Val di Crati per Federico II di Svevia, dopo averne fatto donazione – nel 1201 - a Gioacchino da Fiore.

Tra le torri, con funzione di avamposto del castello, rilevanti sono quelle note come «Torre del Reggio», nell’omonima località Scornavacca, e «Torre Vardano», più a sud, in prossimità del fiume Vardano, che segna i confini col Comune di Longobardi. Spiccano, invece, sull’ubertosa fascia «Cutura», che a nord del territorio si affaccia sul mare, altre torri merlate (particolarissime rispetto a tante altre esistenti nella Calabria), sorte agli inizi del Seicento a svolgere la funzione dei residenza estiva per i proprietari di quella contrada.

Un posto cosi ha tutte le caratteristiche per essere “magico”. E la gente che resta a viverci, seppur tra moltissimi problemi, lo ama profondamente. Ma anche chi non vive, ma lo visita almeno una volta non lo dimentica più…

P.S. Proprio in questi giorni sono venuto a conoscenza che ad arricchire le pubblicazioni già stampate, si è aggiunto un pregevole contrubito del Prof. Nino Andreotti dal titolo “Fiumefreddo Bruzio, le sue chiese e le sue torri”, con una versione anche in lingua inglese. E’ questa ultima di una serie di pubblicazioni già editate a cura di Don Giuseppe Pugliese, Don Antonino Rotondaro, Franco Del Buono, Pasquale Toraldo, Pasquale Tuscano, Annibale Guerriero, segno di una vivacità culturale e di una voglia di contribuire ad una crescita sociale e civile che merita senz’altro di essere sostenuta, valorizzata e diffusa.

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