Senatore della Repubblica XVII Legislatura

il mio impegno per il cambiamento

Essere un “padre dello Statuto” implica probabilmente una certa parzialità nell’esposizione dei fatti che hanno condotto alla realizzazione della nuova Carta Costituzionale della Calabria. Ecco perché ho scelto che a raccontare la “vicenda Statuto” sia solo una selezione di documenti che assicurano una ricostruzione autentica, anche se parziale, degli eventi.

Al termine di un complesso e fin troppo lento iter, che mi costringe ad uno specifico intervento in Consiglio, l’elezione del Presidente della Commissione Riforme avviene il 25 gennaio 2001, la Commissione si insedia il 6 febbraio e la prima riunione operativa si tiene il 16 marzo.

Da subito emerge, per un verso, grande attenzione ed una corale partecipazione di tutte le forze politiche al procedimento di riforma, e per altro verso la difficoltà di passare dalla fase delle enunciazioni a quella della proposta. Per questo nell’estate insieme ai dirigenti del Consiglio regionale, in primo luogo grazie alla preziosa collaborazione di Pietro Modafferi, elaboriamo una prima bozza di nuovo Statuto che alla ripresa dei lavori esaminiamo collegialmente con i colleghi dell’Ufficio di Presidenza della Commissione, il tenace e leale Giuseppe Bova e il mite e probo Giuseppe Pezzimenti, pervenendo dopo parecchie ed intense sedute di lavoro, ad una proposta organica che presentiamo formalmente il 27 settembre 2001, destando non poca meraviglia in Calabria e nelle altre Regioni.

Due giorni dopo si tiene presso il Consiglio Regionale il Convegno “I nuovi statuti nell’Italia che cambia”, con la partecipazione del Ministro degli Affari Regionali Enrico La Loggia. L’occasione è colta per presentare la nostra proposta e per sottolineare la necessità di un tavolo romano cui partecipino Ministro, Presidenti di Regione, Presidenti di Consiglio e Presidenti di Commissioni Riforme finalizzato a favorire l’autonoma determinazione delle assemblee regionali e nel contempo a inquadrare l’esercizio di tale autonomia nell’ambito di certezze istituzionali. L’attenzione maggiore è subito rivolta alla forma di Governo e colgo al volo l’occasione per lanciare lo slogan: “Presidenzialismo si, ma temperato”.

Inizia così un intenso, appassionato e proficuo lavoro della Commissione, con il quale si valorizzano i numerosi contributi e suggerimenti raccolti nelle audizioni o pervenuti direttamente dalle diverse articolazioni della società civile, elaborandoli insieme agli emendamenti dei gruppi politici, ed esaminati uno ad uno. A tale impegno hanno da poco iniziato a dare il loro insostituibile apporto di altissimo livello il Prof. Beniamino Caravita di Toritto (nominato con delibera dell’Ufficio di Presidenza del 15 ottobre 2001) e, dopo qualche mese, il prof. Silvio Gambino, giuristi insigni e pazienti.

Il 22 maggio del 2002, dal resoconto delle azioni svolte e degli obiettivi ancora da raggiungere emerge che la Commissione ha approvato ben 44 articoli su 58, quasi sempre con voto unanime e superando i principali nodi politici legati essenzialmente alla forma di governo, sulla quale ci si riserva comunque di ritornare nella programmata riunione del 28 maggio.

Mentre era in corso una seduta della Commissione, mi perviene una lettera fortemente critica del Presidente della Giunta regionale che di fatto tende a vanificare le difficili mediazioni che si sono raggiunte in lunghi mesi di lavoro, dando un alt molto secco e sprezzante.

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