Senatore della Repubblica XVII Legislatura

il padre del nuovo statuto della calabria

Il nuovo Statuto della Regione Calabria è finalmente una realtà. Siamo in presenza di un grande passo in avanti per dare alla nostra Regione regole moderne, capaci di garantire maggiore trasparenza, efficienza, efficacia e partecipazione all’insegna di una condivisione bipartisan.

Ciò deve costituire motivo di convinta soddisfazione per l’intero Consiglio, non solo in relazione al lavoro svolto, quanto ai risultati complessivamente raggiunti, prima in sede di Commissione Riforme e poi nel Consiglio regionale.

La nuova Carta Costituzionale della Calabria costituirà la base normativa per attivare la nuova rete istituzionale di raccordo con il mondo delle autonomie locali, con il mondo dell’economia e del lavoro, con quello della cultura e più in generale con tutte le articolazioni della società calabrese, aprendo una stagione di autentico rinnovamento di tutta la Regione e dando una forte spinta ad innovare.

Per quanto approvato a larghissima maggioranza, il nuovo Statuto ha acquisito maggiore valore democratico anche per il confronto serrato ed i dissensi di qualche parte politica.

La stessa vicenda del giudizio della Corte Costituzionale sul testo approvato nel 2003, che ha provocato riflessioni politiche, interventi di autorevole dottrina, particolare attenzione di tutti i Consigli regionali, ha messo in evidenza la validità e la profondità del lavoro svolto.

Il Consiglio regionale della Calabria consegna ora ai calabresi il nuovo Statuto che diventa il testo di riferimento e di guida nell’esercizio delle competenze dei vari organi e nella riorganizzazione delle strutture operative.

L’impresa di riformare la Regione non è tuttavia finita. Restano ancora tanti altri appuntamenti ma si è certamente posto il primo importante tassello.

Le riforme devono continuare a caratterizzare l’impegno politico dei prossimi mesi, all’insegna di quella condivisione delle regole che non è mai consociativismo, ma comune assunzione di responsabilità che legittima in definitiva la stessa dialettica istituzionale che va oltre le coalizioni e le singole forze politiche.

Sulla capacità di procedere su questa strada si gioca il futuro della nostra Regione: o con convinzione affrontiamo le sfide della modernizzazione e del cambiamento oppure rischiamo di far prevalere le forze conservatrici che ritengono più opportuno lasciare sostanzialmente le cose come stanno. E questo è in primo luogo una grande questione culturale cui tutti i cittadini sono chiamati a dare il proprio contributo, abbandonando anche tante cattive abitudini che hanno pesato e pesano come un macigno sulle possibilità di riscatto della nostra Regione.

Il vento riformatore deve perciò continuare a soffiare con forza in tutti i settori, perché solo così si potrà dare alla nostra Regione un’occasione in più di progresso, sviluppo, crescita sul piano economico, sociale, civile, culturale, politico, e assicurare ai cittadini una prospettiva di nuovo e maggiore benessere.

19 ottobre 2004

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